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"CITTA' DELLA SPEZIA" quotidiano online
La Spezia.
Un anno di lavoro fra concerti e studio, fino alla posa della prima
pietra. Perché un disco è pur sempre un'opera intellettuale e come tale
va affinata in tutte le sue sfaccettature, curandone gli aspetti più
minimali, anche quelli invisibili ai più.
CDS incontra i Visbì, la
band folk che fra l'estate 2010 e la nascente primavera ha conquistato
un pubblico sempre più presente, fidelizzandolo in ogni contesto, in
ogni espressione delle loro performance. Venerdì è il giorno più
importante, quello della presentazione ufficiale del loro primo disco in
una serata speciale ospitata dal Circolo Arci Shake.
Loro lo
chiamano 'baccano bifolko', fra il serio e il faceto, giusto per
identificare sì, ma senza etichette. E' una storia che sarebbe recente
se non si conoscesse l'evoluzione musicale degli artisti che compongono
questo quartetto, nato alla Spezia ma con lo sguardo proiettato ovunque,
con la curiosità e il senso critico, con la 'patchanka' musicale che
nella realtà fonda i pensieri, gli ideali di una vita.
Intervista
dicevamo, nella quale Alessandro, Massimo, Riccardo e Gianmaria
raccontano la genesi di una nuova storia che aspira a scrivere pagine
per lungo tempo. Rigorosamente nelle funamboliche atmosfere folk di ciò
che propongono.
Nasce il disco Visibì, coordinato grafico
inappuntabile, nello stile più consono a chi vive, mangia, produce
dentro il popolo. Dicevamo che la storia parte da lontano, da quando da
giovanissimi nacque quel fermento, quel bisogno naturale di suonare, di
esprimersi, di esporsi nel modo più naturale. Così Massimo Artino,
che nell'ensamble suona il basso elettrico: "Sono tanti anni che Richi,
Ale ed io suoniamo insieme, abbiamo condiviso tante esperienze
musicali, tanti stili, tanti musicisti diversi. Ogni esperienza ci ha
lasciato qualcosa, non si rinnega niente del passato. Con l'arrivo del
formidabile fisarmonicista Gianmaria Simon abbiamo consolidato
uno stile che da qualche tempo ci aveva conquistato, il folk. Perchè
"baccano bifolko"? Uniamo alle melodie ed agli arrangiamenti folk
mediterranei una ritmica in battere ed estremamente dinamica, tutta da
ballare. Visibì è un bellissimo progetto, fatto da quattro amici che
percorrono un'unica strada, non sappiamo dove questa ci porterà e
sinceramente non mi aspetto proprio niente, voglio solo divertermi e, se
ci riesco, far divertire la gente che viene ad ascoltarci".
La
fisarmonica, ovvero lo strumento solista di questa formazione.
Gianmaria, nel gusto musicale e nelle sembianze provenzali, incarna il
finitore, colui che suggella un insieme con il talento dei pochi, con
quella maestria che rende 'tutto più rotondo' e che permette la
contaminazione fra i generi, che è poi la forza dei Visibì: "Quando sono
entrato per la prima volta nel bunker - spiega Gianma - e Riki ha
iniziato a suonare Juri alla terza nota avevo già capito che c'erano uno
spessore e una qualità rari da incontrare. I pezzi che sono seguiti
hanno confermato e rafforzato questa mia prima sensazione... abbiamo
iniziato a suonare insieme e tutto è stato facile e naturale, i riff di
fisarmonica sono venuti fuori senza sforzo e il suono dei Visibì ha
preso immediatamente forma e consistenza".
Lo stile del disco e il
book che lo accompagna ricalcano fedelmente quello che alla fine esce
dalle cuffie, quando ti metti all'ascolto: "E' il risultato di questo
incontro, di questo scambio, abbiamo messo tutto sul tavolo e lo abbiamo
condiviso come si fa in un pranzo fra amici, questo sono i Visibì per
me" - continua Gianmaria.
I brani sono di Riccardo D'Ambra,
storico cantante degli Oltremodo (una band che in qualche modo segnò la
scena spezzina dei primi anni '90), ancora una volta front-man e
chitarrista. Un animale da palco, uno che ha molte cose da dire,
messaggi da mandare, senza un ordine, con la forza dei valori: "Visibì
per me è innanzitutto amicizia, poi è gioco ed è anche la mia droga
preferita. Non riesco a stare troppo a lungo senza insinuare la mia
chitarra nelle ritmiche gagliarde di Ale, senza accompagnare il mio
cuore alle linee di basso di Massi, senza ubriacarmi con le frasi di
fisa del Jamma. Visibì per me è come la vigna per il contadino, dura da
coltivare, ma il vino viene buono".
La chiosa spetta ad Alessandro Artino,
il batterista: "La verità è che noi ci crediamo in quello che facciamo e
vorremmo suonare ovunque è possibile. Il rapporto col pubblico è stato
amore a prima vista: non c'è stato bisogno di spiegare niente, la gente
si è sentita coinvolta fin dalla prima uscita. Noi ci mettiamo passione e
sudore, loro devono solo goderne come si onorerebbe una damigiana piena
di vino novello. Abbiamo un sito-blog, aggiornato continuamente,
raggiungibile all'indirizzo visibifolk.blogspot.com. Invito a visitarlo, perché oltre alle date dei concerti, emerge la filosofia del gruppo. Vamos Visibì".
30/03/2011 19:33:32
Fabio Lugarini
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